Scegliamo anche noi la parte migliore!

A fare da sfondo al ritiro di fine anno della comunità del Cuore Misericordioso di Gesù è stata la Montagna delle Stimmate, luogo strategico per il ristoro del corpo e dello spirito. Dopo tutti i preparativi si parte, venerdì dal 8 al 10 luglio per un week-end intenso di fraternità e condivisione che la pandemia aveva rallentato, ma lo Spirito Santo ha spiegato le ali ed è volato fino a raggiungere la casa di accoglienza francescana LA ROCCIA a Chiusi della Verna.

Il venerdì sera come di consueto tutta la comunità vive la preghiera comunitaria carismatica, durante la quale si è fatto memoria di tutte le Parole che il Signore ha  donato nel corso dell’anno. Una strada tracciata tra salvezza, benedizione e missione.

Il sabato ha inizio con le lodi a Dio, immersi nella meraviglia del Suo creato, successivamente “ci si sposta a Betania” esattamente nella casa di Marta e Maria.

I giovani della comunità mettono all’opera i loro carismi drammatizzando il passo tratto dal vangelo di Luca 10, 32-38: «Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta»

Segue la riflessione sul tema che porta i presenti a guardarsi dentro per comprendere se si rispecchiano più in Marta, dedita al servizio e molte volte sola, agitata, pre…occupata non godendo le persone e gli eventi perdendone il senso vero, o in Maria che prende la parte migliore quella che non le verrà tolta, ovvero ai piedi di Gesù. Due sorelle che seppur diverse risultano essere fondamentali entrambe. Non c’è servizio senza ascolto e non c’è ascolto senza servizio.

Il pomeriggio tutti insieme ci si sposta al Santuario della Verna, per vivere la Celebrazione Eucaristica e godere del meraviglioso panorama che si scorge lassù, ammirando un po’ quei luoghi tanto cari a San Francesco.

Al rientro una meravigliosa festa attende tutta la comunità, quella preparata per festeggiare il traguardo raggiunto dai più piccoli “Gli Asinelli di Gesù” a 10 anni dall’inizio del loro cammino con Lui. Rivivere questo tempo di grazia con l’aiuto di foto, video, ricordi e i lavori realizzati nel corso degli anni, gustando la buonissima torta preparata per l’evento.

Un dopocena ricco di divertimento da vivere insieme grandi e piccini con canti, giochi, soluzioni da trovare e risposte contrarie da ricordare e tante risate, il tutto suggellato dall’immancabile video in cui i grandi attraverso le immagini rivivono quanto il Signore ha operato.

É già domenica giorno del rientro, ma non meno intenso di impegni. È il giorno dedicato alla condivisione dura la quale ciascuno ha modo di raccontarsi e raccontare quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da fare. Non ci si può fermare occorre continuare a portare Gesù nel mondo ringraziandolo per quanto ha fatto e quanto vorrà ancora fare per noi e attraverso di noi.

Il Signore continua a operare nella nostra storia. Amen!

Grazia Locantore

Il modello San Giuseppe

 

 

 

 

 

 

 

L’8 dicembre 2020 papa Francesco ha affidato l’anno 2021 a S. Giuseppe, una dedica speciale al santo patrono e protettore della Chiesa universale e guida per tutti i padri.

Il Pontefice, proprio in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa Universale, ha pubblicato una lettera apostolica dal titolo PATRIS CORDE, “con cuore di padre“, in cui ricapitola le qualità dello sposo di Maria, amato, tenero, obbediente, accogliente, lavoratore, umile perché capace di stare nell’ombra.

In onore di questo santo, i fratelli del gruppo Cuore Misericordioso di Gesù si sono incontrati per tre serate di formazione on line, per guardare con lente comunitaria la figura di S. Giuseppe, quale modello di docilità allo Spirito, di paternità e di operosità.

Nelle Sacre Scritture si legge poco di quest’uomo, ma si conoscono le tante virtù.  Definito l’uomo del silenzio nel quale decide di fare quanto l’angelo gli aveva ordinato, senza attendere risposte si fida e obbedisce, un silenzio in grado di accompagnare. Uomo in comunione di cuore con la sua sposa la Vergine Maria e suo figlio Gesù e in piena adesione al disegno divino, un uomo che ha fatto della sua vita un pieno servizio al mistero dell’incarnazione.

Un padre responsabile che accoglie, protegge, si prende cura con tenerezza, che desidera solo il bene delle persone che gli sono affidate, come il buon pastore fa con il suo gregge, padre che si fa carico della sua paternità difendendo e proteggendo la sua sposa sia nei momenti belli, come quelli del parto, che nei momenti difficili della vita come la fuga in Egitto e la ricerca affannosa del Figlio al tempio. Padre sempre attento, presente, mai possessivo.

Un artigiano dalle mani callose, protettore di tutti i lavoratori dedito a guadagnarsi i beni per il suo sostentamento e quello della sua famiglia e non per arricchirsi. Custode e capace di rendere utili tutti i beni della terra, carpentiere dal lavoro faticoso, uomo dai sani valori lavorativi come umiltà, dignità, padre che tramanda l’arte al proprio figlio. Partecipe al progetto divino della salvezza.

Le tre serate formative si concludono sulle note del canto AVE GIUSEPPE, accompagnate da un momento di preghiera a S. Giuseppe al quale ci si rivolge affinché interceda per tutta la Chiesa, in particolar modo per il mondo del lavoro in questa difficile situazione in cui, a causa del Covid19, molti uomini e donne hanno subito le ripercussioni dolorose. Infine, ci si rivolge al Signore perché aiuti la comunità a seguire l’esempio di questo santo con tutte le sue qualità di uomo giusto.

Grazia Locantore

On-line con Gesù

Mentre tutto scorre, l’umanità si trova travolta in una “tempesta” dal nome Coronavirus, un morbo invisibile che ha “paralizzato” vite, strade e città. Settimane, mesi in cui l’uomo si trova smarrito e impaurito, con la necessità di reimpostare la rotta della propria vita lasciata spesso alla deriva. È tempo di fare delle scelte su ciò che conta e quello che passa. È tempo di conversione.

Il Signore continua a rivolgere appelli a ritornare a Lui, alla fede, alla sua croce, che rappresenta l’ancora di salvezza, il riscatto pagato, acquisendo la consapevolezza che da soli si affonda, che non bastiamo a noi stessi e che siamo sempre bisognosi di salvezza.

Papa Francesco esorta l’intera umanità ad interpellare la croce per ritrovare la vita vera, per accogliere la speranza, per custodire e custodirci. Urge ritornare a Lui con tutto il cuore e dare spazio alla creatività che solo lo Spirito Santo è capace di suscitare, permettendo di adattarsi ai segni del tempo, in quanto cambiano i linguaggi, ma non la lingua (Parola di Dio), cambiano le tecnologie, ma lo Spirito rimane lo stesso.

Il RnS in quanto tale ha accolto la sfida del cambiamento, ogni credente sa che all’umana impotenza risponde la potenza di Dio. Nel momento in cui tutta la Chiesa si trova a fare digiuno Eucaristico, sacramentale, di vita comunitaria, lo Spirito Santo suscita nei cuori nuove modalità per consolare e cosi uno schermo televisivo, un pc, uno smartphone diventano strumenti integrativi, mai sostitutivi, per sfamare i bisogni spirituali.

Nella comunità del CMdG non si è mai smesso di vedersi, tutti i venerdì, via web alle 21:00 ci si ritrova a dar lode, invocare lo Spirito, intercedere, ringraziare e farsi vicino al fratello costretto all’isolamento, accorciando anche chilometriche distanze.

Non sono mancati gli incontri pastorali e il volersi fare prossimo per raggiungere con messaggi, audio e video chi si sapeva essere nella sofferenza e nella solitudine.

Anche gli Asinelli di Gesù, i più piccini della comunità, hanno fatto la loro parte per mantenere viva la comunità con giochi, disegni e rappresentazioni, e mentre la “tempesta coronavirus” sembra pian piano allentare la morsa, i fratelli del CMdG si sono preparati a vivere tutti insieme, come Maria e i discepoli nel cenacolo, la discesa dello Spirito Santo.

Con la Novena di Pentecoste ogni sera si sono incontrati a riflettere su nove frutti dello Spirito (amore, gioia, pace, benevolenza, pazienza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé), con momenti di lode, intercessione, segni ed impegni concreti.

Ogni segno ha dato forma al “presepe di Pentecoste”, quanta bellezza in quelle immagini colme di tanta grazia.

Dopo tanto digiuno anche comunitario, tutta la comunità si è ritrovata domenica 31/05, giorno della Pentecoste, nella parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli per attendere e invocare ancora una volta tutti insieme il Dono dei doni, la promessa del Padre: lo Spirito Santo.

“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso e riempì tutta la casa dove stavamo. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.” (At 2, 1-5).

Tanti e grandi sono i doni che lo Spirito elargisce, in questo momento storico è stato bello accogliere la gioia di poter stare nuovamente tutti insieme.

In conclusione, nonostante la pandemia ci abbia messo a dura prova, da questo male è comunque emersa la meraviglia di DIO.

C onversione e cambiamento di rotta

O perata dall’azione dello Spirito Santo donando

V ita nuova, permettendo

I innamoramento di Dio e di ogni fratello in Cristo

D onati con Amore infinito che nulla fa trattenere per sé

                                                 Gesù è il Signore, Alleluia!

 

Grazia Locantore

Con Gesù di generazione in generazione.

Durante il Giubileo d’Oro del Rinnovamento Carismatico Cattolico, celebrato nel 2017, nel suo discorso Papa Francesco ha richiamato le tre caratteristiche identitarie della corrente di Grazia di questo movimento, ovvero: Battesimo nello Spirito, Preghiera di Lode e Servizio all’uomo.  È a questa chiamata che la comunità Cuore Misericordioso di Gesù (CMdG), lo scorso sabato 11 gennaio ha risposto organizzando la “missione” rivolta agli anziani, specificatamente agli ospiti della casa di cura Sant’Anna.

Un pomeriggio all’insegna della lode e della gioia in quanto lodare è uno dei modi di esultare per aver fatto esperienza di un Gesù vivo e vero. A volte la lode può essere sacrificio, ma è sempre gradita a Dio e utile all’uomo che si rimette nella giusta posizione di creatura rispetto al Creatore. Consapevoli dell’urgenza che il mondo ha di incontrare Gesù Salvatore, tutti i fratelli del CMdG hanno avuto nel cuore il desiderio di muoversi insieme per andare ad annunciarlo a chi lo attende.

Nessuno escluso, dai più piccoli ai più grandi, tutti i protagonisti di questo momento, generazioni che si incontrano. Occhi stanchi, forse provati dall’età, dalla malattia, dal desiderio di un incontro, incrociano gli occhi degli “Asinelli di Gesù”, i più piccoli della comunità, e in questo sguardo ognuno ritrova la voglia di fare un tuffo nella gioventù, un salto indietro di qualche anno e anche se fermi su una sedia a rotelle o limitati nei movimenti, nessuno esita a farsi trasportare dalla gioia dei canti, balli e a  utilizzare i piccoli strumenti musicali, maracas e sonagli a bracciale, confezionati dalle mani dei bambini per l’occorrenza. In un attimo le mura della chiesa si trasformano in un salone delle feste e circa 40 sedie a rotelle si trasformano in piccoli angoli di una balera.  È così che la solitudine si trasformata in pace e consolazione, basta ricevere un sorriso, un bacio, una carezza, o una serenata inattesa.

Come in ogni festa che si rispetti non poteva mancare il momento dei regali, gli “Asinelli di Gesù” consegnano ad ognuno degli ospiti un pacchettino contenente Gesù bambino ed un pensiero rigorosamente hand made. Stupiti da questo gesto gli anziani hanno subito chiesto come poter ricambiare, alcuni hanno voluto concretizzare il senso del dono ricevuto ridonandolo, altri lo hanno gelosamente custodito per poi portarlo nelle loro stanze al rientro.

L’ultima parte del pomeriggio è trascorso tra lavagnette, fogli e pennarelli, lavorando insieme sono stati realizzate delle piccole opere d’amore, tutte ispirate alla gioia di avere in comune un Padre nei cieli che ami tutti i suoi figli, e affisse al termine nella Chiesa a memoria di quanto vissuto… Che meraviglia!!!!
Agli amici del Sant’Anna, i fratelli del CMdG hanno lasciato un arrivederci a presto e a Gesù un grande GRAZIE per aver avuto la possibilità di vivere questo tempo santo.

La sintesi di quest’incontro risuona nelle parole del canto il cui testo dice: «Giovani e vecchi si rallegreranno […] Io cambierò il dolore in allegrezza! E Io li consolerò! Si canterà amore e libertà gran festa ci sarà la pace regneràAmen

Grazia Locantore

Tutti per una chiamata, una chiamata per tutti!

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In questo momento così importante per ogni gruppo e comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo d’Italia, anche il gruppo Cuore Misericordioso di Gesù si è posto in ascolto attendo della voce di Signore che accompagna e prepara a vivere ogni chiamata al servizio di Dio e dei fratelli. Negli ultimi mesi con assiduità e impegno si è porto l’orecchio e il cuore a numerosi insegnamenti, prendendo parte a ritiri, scuole e forti momenti di preghiera.

Nella Sacra Scrittura sono numerosi i riferimenti alla chiamata; in Geremia ad esempio leggiamo: «Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato. Va da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che ti ordinerò» [Ger 1,5], pensiamo anche alla chiamata rivolta a Maria, la quale risponde: «Eccomi sono la serva del Signore» [Lc 1,38], i discepoli chiamati a diventare pescatori di uomini, e potremmo ancora elencarne tanti.

Tutta la nostra esistenza d’altronde è legata ad una chiamata, quella alla vita, avvenuta per nome [Is. 43 1,b] e  che ci ha innestato in un progetto di Dio, unico, irripetibile e gratuito, in cui la cosa più straordinaria è comprendere di essere un dono per gli altri, così come gli altri sono un dono per me.

Nel cammino di fede, non è insolito scoprirsi un giorno, come Paolo sulla via di Damasco, a sentire quella voce senza capirne la provenienza o come Timoteo ad essere esortati a ravvivare il dono di Dio dentro di sé.

Nel cuore cresce il desiderio di rispondere SI a quella chiamata che ci viene fatta non per i nostri meriti, ma per grazia, perché siamo figli nel Figlio, consapevoli di essere stati salvati e di aver ricevuto in dono una Vita Nuova. Un invito ad essere santi, ognuno così come si è, ricordando che nella vita non mancano le tribolazioni e che senza la comunità lottare è molto difficile, in quanto la santificazione è un cammino comunitario e che non ci si salva da soli.

La comunità è quello spazio attraversato dalla grazia di Cristo, il luogo di dialogo con Lui, luogo di vita fraterna, di misericordia, di conoscenza, di obbedienza, di correzione fraterna, di nutrimento spirituale, di perdono, di compassione, di scoperta del volto di Dio attraverso i fratelli, di promozione di doni e carismi. È doveroso ricordare che ognuno di noi fa parte del corpo di Cristo per cui occorre curarne l’appartenenza. Considerare la vita comunitaria da questa prospettiva aiuta ad apprezzare la grazia immensa che a volte diamo per scontata. Fare vita comunitaria permette di vivere il comandamento dell’amore, attuare la regola d’oro, ovvero il fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, allenare il carisma dell’esserci, di vivere i verbi di Dio e dello Spirito venite e andate, essere “guaritori feriti”, di trasformare i no in si e l’io in noi, il morire a se stessi e offrire la vita per le pecore come il “buon pastore”, di servire Dio e i fratelli, di servire nella gioia, nonostante le croci resistendo nella comunione piena, di esercitare pazienza ed umiltà, di moltiplicare la grazia condividendo ogni bene, di essere guide guidate dallo Spirito.

Nessuna comunità è perfetta, ma è fondamentale per ogni cristiano.

Buon proseguimento di cammino a tutti, allora, ricordando che non siamo soli, ma sotto l’azione dello Spirito, accompagnati da una moltitudine di “santi della porta accanto” ovvero fratelli e sorelle che non solo ci circondano, ma ci spronano a non fermarsi lungo la strada, ma a camminare insieme per raggiungere la meta.

Amen, Alleluia!

Grazia Locantore

UN MOTIVO PER PREGARE

Nel cuore di alcuni volontari che prestano servizio nel carcere della Dozza, non bastava più la sola animazione della S. Messa domenicale, dal desiderio di condividere qualcos’altro con i fratelli detenuti è nata l’idea di vivere un tempo di grazia durante le cinque domeniche di Quaresima, per meditare e attraversare insieme il deserto, avendo come meta la Resurrezione, quella morte in croce che ha donato la salvezza agli uomini.

Appena ottenuti i permessi dagli organi preposti, il disegno di Dio: “UN MOTIVO PER PREGARE” prende forma. Questo è ciò che si vuole fare, trovare insieme un motivo per lodare e ringraziare Dio.

A fare da sfondo sono le letture liturgiche domenicali, alle quali si intrecciano temi come: L’Amore di Dio, la Conversione, La signoria di Gesù, la Vita Nuova nella potenza dello Spirito Santo, la Trasformazione in Cristo. Nelle domeniche comprese tra il 10 marzo e il 07 aprile i fratelli di vari gruppi del RnS della diocesi di Bologna, si sono alternati con gioia per portare avanti quest’opera.

Dopo avere partecipato insieme al banchetto eucaristico, ci si dispone in cerchio, per ascoltare delle brevi riflessioni che spesso nascono dalla testimonianza di un’esperienza vissuta, per cantare, per meditare e per vivere con un “segno” concreto ciò su cui si è riflettuto. La prima domenica di quaresima ci si ferma a parlare DELL’AMORE DI DIO, quell’amore in grado di trasformare le nostre vite, l’unico amore che custodisce, non condanna, accoglie, perdona, libera e salva. I 10 fratelli partecipanti al progetto non hanno esitato ad immergere la loro vita, le loro storie, le ferite, i sentimenti, simboleggiate da semplici foglietti rossi, nell’acqua dell’Amore di Dio. È così che inizia un processo di trasformazione. Ogni lingua si scioglie nel proclamare le parole della seconda lettura: «Se con la tua bocca proclamerai che Gesù e il Signore e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti sarai salvo».

È così che quei foglietti rossi, sotto la potente azione dell’Amore di Dio, l’unico in grado di trasformare ogni cosa, la domenica successiva sono diventati delle splendide rose.

È la domenica della Trasfigurazione, la meta è il Tabor il luogo dello splendore, dove ogni bellezza riacquista la luce vera, una rilettura della vita alla luce di Cristo. Nessun dubbio da parte dei fratelli presenti, nel desiderare che quella luce torni a splendere nelle loro vite.

Luce e stupore hanno caratterizzato la terza domenica, lo stesso che provò Mosè davanti al Roveto Ardente, per questi fratelli è giunta l’ora di riconoscere la Signoria di Gesù che da “passeggero” diventa “conducente” e che la loro vita porterà frutto solo se verrà piantata nel terra fertile di Dio, come suggerisce la parabola del Seminatore. Con questa certezza che ciascuno accetta di piantare la propria rosa in quel terreno, consapevole che quest’atto di abbandono fiducioso è reso possibile dalla grazia per opera dello Spirito Santo.

Lo stesso Spirito che condusse il Figliol Prodigo da suo padre, il padre buono che aspetta a braccia aperte suo figlio, dimenticando il passato e gli errori commessi, donandogli la veste nuova di figlio e non di servo e facendo festa con lui. La quarta domenica di quaresima è questo che il

Signore vuole ancora fare con il suo popolo, e così come si legge in Is 43-16, 21 i fratelli della Dozza sono invitati a lasciare alle loro spalle il loro passato, le cose antiche perché il Signore fa nuove tutte le cose donandoci gli stessi sentimenti che furono di Cristo. Questa esperienza ha permesso ad ognuno dei fratelli volontari di essere ancora una volta testimoni dei prodigi che il Signore compie.

Ogni domenica vissuta insieme ha riempito i cuori di tutti, tanta grazia in quello stare insieme, nel vedere sguardi intensi, occhi lucidi ma rivolti a Lui, preghiere che benché silenziose apparivano assordanti, sorrisi e gratitudine, e quell’arrivederci che ci rimandava sempre alla domenica successiva. Ora il desiderio cresce nei nostri e nei loro cuori per poter trascorrere altre domeniche insieme.

Non ci resta che continuare a lasciare questo progetto nelle mani di Dio che farà cose grandi. AMEN

Grazia Locantore

Il SÌ di Maria

È l’ospedale S’Orsola-Malpighi il luogo in cui, sabato 13 marzo, la comunità del CMdG si riunisce per essere a servizio dei malati.

A parlare del SI di Maria come modello di vita è il diacono don Maurizio che guida la riflessione su quel SI detto per aderire al disegno di Dio. Un Salvatore da molti non accolto che decide di farsi uomo attraverso il grembo di una MAMMA, non una donna dalle speciali peculiarità, ma una ragazza semplice, giovane, serva… LA SERVA, come Lei stessa si definisce, che diventa per Dio la porta di ingresso nel mondo. Maria anche se sconcertata, dubbiosa risponde “avvenga per me secondo la tua parola“. Lei accetta, pur non comprendendo la grandezza e le conseguenze di quel SI, serba tutto nel suo cuore.

Dopo questa premessa il diacono guida i presenti a fissare lo sguardo a come ogni uomo è chiamato, proprio come Maria, a partecipare al progetto di salvezza mettendo a disposizione i propri doni, carismi non per sé stessi, ma per il bene comune.

Lo fa fissando alcuni concetti fondamentali.

La collaborazione, senza in nostro sì il Signore non può fare nulla, senza di noi Lui non può salvarci, e per questo torna a chiamarci infinite volte.

L’umiltà, l’accoglienza, l’aspettarsi, l’attenzione gli uni per gli altri, l’obiettivo del Signore non è l’efficienza, ma l’amore.

La vocazione, proprio come accadde a Maria, anche noi, in uno dei momenti più impensabili della nostra vita riceviamo una chiamata, unica e personale a cui rispondere con il nostro Amen alla Sua volontà.

L’abbandono fiducioso a Dio, un affidarsi senza alcuna agitazione perché è Lui a compiere tutto, un accogliere con gioia il suo disegno.

Il ringraziamento, il nostro Magnificat a Lui, all’alleanza eterna che ha stabilito con il suo popolo.

Dopo avere contemplato Maria come il Tabernacolo dell’Altissimo, ha inizio l’Adorazione Eucaristica, preghiera di intercessione per gli ammalati. Un momento in cui ogni necessità viene messa davanti a Colui che ama, salva, guarisce, consola, rinnova, nella certezza di essere ascoltati.


La serata si conclude con la condivisione fraterna sui progetti da portare avanti per progredire nel cammino che Dio ha già tracciato per la comunità. Si chiede a Maria di benedire e intercedere per le ogni azione affinché abbia inizio e compimento in Dio.  AMEN 

Grazia Locantore

Gesù chiama: sii santo!

All’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla Santità, anche la comunità del CMdG risponde con cinque serate in cui i fratelli si sono incontrati per riflettere insieme. Cinque capitoli attraverso i quali il Papa dipinge “l’affresco della Santità”,  ognuno con il proprio contributo prende parte alla composizione di questo disegno. Il Signore ci vuole Santi perché Egli è Santo.

Molte volte siamo tentati di pensare che la santità sia un privilegio per coloro che riescono a dedicare molto tempo alla preghiera, ma non è così, tutti siamo invitati a farlo vivendo la vita di tutti i giorni, nel luogo in cui ci troviamo e nella condizione in cui siamo (genitore, figlio, lavoratore, consacrato, ammalato), lasciando il segno della nostra testimonianza.

Occorre pensare che la nostra vita è una missione in cui ognuno è chiamato a realizzarla con semplicità, alla luce del Vangelo.

Più noi lasciamo crescere nel nostro cuore Cristo mediante l’azione dello Spirito Santo, più progrediamo in questo cammino di santità, e ci accorgiamo che nei piccoli gesti quotidiani la nostra vita si modella su quella Sua. La santità cresce quotidianamente anche attraversando momenti difficili e commettendo errori, ma consapevoli che il Signore porterà a compimento la Sua missione.

Per evitare di sbagliare strada tutta la comunità riflette sui due sottili nemici della santità ovvero lo gnosticismo e il pelagianesimo, antiche eresie risalenti ai primi secoli cristiani, eppure ancora molto attuali.

Lo gnosticismo induce l’uomo a crede di poter spiegare tutto con la ragione, tentando di governare il mistero di Dio rendendo vana la Sua grazia come un “dominatore” della trascendenza di Dio. Lo gnostico ritiene di avere già raggiunto la santità, credendo di avere compreso tuto con la sua intelligenza, dimentico che l’amore di Dio non si spiega, ma si vive.

Il pelagianesimo sostituisce l’intelligenza con la volontà, confida nelle forze, ignorando che nessuno è capace di ogni cosa e che non ci si salva da soli. Occorre ricordare che Dio ci invita a fare quello che possiamo e a chiedere umilmente a Lui quello che non è nelle nostre facoltà. La mancanza di umiltà non permette alla grazia di Dio di agire lasciando l’uomo nella convinzione che sono le sue  opere a garantirgli la santità e non l’amore misericordioso del Padre. Urge lasciarsi condurre dallo Spirito Santo sulla via dell’amore verso Dio e verso i fratelli.

Andando avanti nelle serate il CMdG si ferma a riflettere sul terzo capitolo, quello in cui Papa Francesco delinea le caratteristiche del cristiano e lo fa attraverso il discorso delle Beatitudini, una serata trascorsa facendo esperienza di come percorrendo la via della santità ci si allontana da tutto ciò che il mondo offre. Un percorso che lascia alle spalle cuori vuoti, appesantiti da ogni forma di ricchezza materiale, dal giudizio, dalla mancanza di accoglienza dei limiti altrui, dal desiderare le cose effimere del mondo, dalla corruzione, dal potere, dall’amore misurato, dalle guerre, dalle vanità, dalle calunnie. E progredendo su questo cammino le Beatitudini appaiono come un libretto di istruzioni per la vera felicità.

Giunti al quarto capitolo e guardando sempre avanti ci si rende conto di come bisogna rimanere sempre saldi a Dio che rappresenta la vera fonte di pazienza, fedeltà, pace, costanza nel bene,

sostegno nelle contrarietà. Risuona forte il concetto di umiltà, senza, non c’è santità, essa porta ad assomigliare sempre più a Dio che è venuto a dirigere i nostri passi sulla via della pace. Il santo non è una persona triste, ma realisticamente gioiosa, piena di spirito positivo e speranza, nonostante i tempi della croce, una serenità incomprensibile per il mondo, resa possibile dall’audacia e dal fervore, lo stesso coraggio che lo Spirito Santo ha suscitato negli apostoli nel gettare le reti e spingersi oltre i confini sicuri per annunciare il Vangelo. La santificazione è un cammino comunitario, la comunità è quel luogo in cui si sperimenta la presenza del Signore. Tutta la comunità del CMdG  in un clima di preghiera e con lo spirito orante si inginocchia ai piedi di Gesù in un intimo rapporto con Lui in un silenzio in cui è possibile discernere,  intercedere, fare memoria e vivere insieme il comandamento dell’amore.

Giunti all’ultimo capitolo si elaborano concetti quali combattimento, vigilanza e discernimento consapevoli di

essere figli di un Re vittorioso e che il cammino verso la santità è una lotta costante contro ogni tentazione del  diavolo, ma avendo a disposizione potenti armi quali la preghiera, la Messa, L’Adorazione Eucaristica, il Sacramento della Riconciliazione, le opere di carità la vita comunitaria, le missioni. Esortati a vegliare, a tenere sempre le lampade accese, a non rimanere sprovvisti di olio, ad astenersi da ogni sorta di male. Esercitare continuamente un corretto discernimento, per non incorrere nella corruzione spirituale e per comprendere ciò che viene dallo Spirito da ciò che potrebbe rappresentare un insidia per il cammino. Il discernimento per proseguire sulla via della luce, è un dono che Dio che ci permette di comprendere anche quale missione ci è stata affidate nel Battesimo.

Educhiamoci alla pazienza del Signore e ai suoi tempi che non sono mai i nostri e avanziamo insieme e senza indugio su questo cammino di santità.

Grazia Locantore

La comunità… missioni, ricordi e storie condivise.

L’ALTRO: la parola chiave che è stata consegnata al popolo di Dio in quest’ultimo anno. Papa Francesco, Salvatore Martinez, presidente RnS, solo alcuni degli uomini attraverso i quali il Signore ha esortato tutto il Rinnovamento Carismatico tra cui il Rinnovamento nello Spirito Santo a percorrere le vie degli ultimi, per portare la buona notizia. Papa Francesco la scorsa estate in occasione del cinquantesimo anniversario del Rinnovamento carismatico celebrato al Circo Massimo, invitava la corrente di grazia a condividere nella Chiesa il Battesimo nello Spirito, la lode incessante, il servizio all’uomo. In ottobre allo stadio Dall’Ara concludeva la sua visita pastorale consegnando ai presenti la custodia delle 3P: Parola, Pane Eucaristico, Poveri. La Parabola del Buon Samaritano, con i suoi protagonisti minuziosamente analizzati, sono stati il tema dell’annuale Convocazione Nazionale dei gruppi e comunità del Rinnovamento. lo Spirito Santo è uno, a dimostrarlo le parole che Gesù di venerdì in venerdì ha donato alla comunità del CMdG durante gli incontri di preghiera comunitaria carismatica, la rotta tracciata per la comunità non si è discostata di molto da quello che a vari livelli la Chiesa era esortata a fare.

Nell’ultimo week end di giugno i fratelli della comunità hanno vissuto il ritiro di fine anno, una radicata consuetudine che li porta, prima della pausa estiva, a concludere l’anno pastorale tutti insieme, così la casa di spiritualità di Santa Clelia Barbieri alle Budrie si è trasformata in una grande “sala di proiezione dello Spirito Santo”. Instaurato un fraterno clima di comunione e preghiera si è rievocato tutto il “progetto divino” che Dio con la sua matita ha tracciata nel corso dei mesi. Nel cuore, negli occhi, nelle orecchie e nella mente scorrono le immagini e si rileggono le Parole donate di settimana in settimana nel corso dell’anno, aventi come unico comune denominatore: l’altro, gli ultimi, le periferie esistenziali. Così appare chiaro che tutte le opere buone alle quali il Signore ha guidato la comunità sono state sempre precedute e confermate dalla Parola consegnata di venerdì in venerdì, dai clochard della Stazione di Bologna ai quali è stato offerto calore, ai malati ricoverati nel Policlinico per i quali è stato organizzato un Roveto di intercessione per le loro sofferenze,  durante la quaresima una preghiera itinerante per le strade della città rivolta alle donne che ricorrono all’aborto, alle varie forme di dipendenza (alcool, droga) alle schiavitù (prostituzione) e a tutti coloro che si occupano di diritti umani. Per Pentecoste il CMdG è stato chiamato a pregare per la famiglia e tutti i suoi componenti, prostrati in adorazione davanti al Santissimo a intercede. In missione anche per i prigionieri del carcere di Bologna a cui alcuni di loro sono inviati per animare la S. Messa domenicale. Per Gesù gli altri sono anche i fratelli appena arrivati in comunità per cui le “isole” ovvero i fratelli anziani del CMdG si avvicinano, si uniscono, si danno coraggio l’un l’altro organizzando il Seminario di Vita Nuova. Su questi nuovi fratelli al termine del cammino la comunità ha invocato l’effusione dello Spirito per rinnovare i doni battesimali.

Non si è di certo risparmiato il Signore a donare la grazia di farsi prossimo all’altro, così anche nei giorni di ritiro, il gruppo è stato chiamato alla missione, questa volta presso una delle Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi che opera nel mondo della tossicodipendenza. Un pomeriggio trascorso con padre Luca Morigi e suoi i ragazzi che con fatica e speranza stanno riprendendo in mano la loro vita, lasciandosi alle spalle la droga. Un pomeriggio intriso di emozioni in cui pezzi della storia di ciascuno si è riflettuto e in quella degli altri. Storie allo specchio, per capire che infondo non si è poi tanto diversi. Le sofferenze, i sogni e le speranze si sono mischiate lasciando nel cuore tanta pace e gioia. Si è condiviso il banchetto Eucaristico insieme ad abbracci, sorrisi e qualche lacrima e i più piccini, gli Asinelli di Gesù, hanno regalato a questi nuovi fratelli disegni e dolcezze. Come sempre si era partiti con l’idea di donare qualcosa e si è rientrati con la consapevolezza di avere ricevuto infinitamente di più.

Si ritorna alla base per far festa, cantare, ballare, condividere, riascoltare il messaggio del presidente nazionale Salvatore Martinez che diventa lo spunto ai progetti futuri conservati nel cuore di ognuno e da mettere sotto l’azione dello Spirito Santo per continuare a portare avanti il disegno di Dio.Rivivendo la Parabola del Buon Samaritano il CMdG continua a tenere aperta la locanda perché l’opera del Signore non va mai in vacanza.

Grazia Locantore

 

Va’ e anche tu fai lo stesso! firmato il Buon Samaritano

La  parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 30-37) il tema della 41.ma  Convocazione Nazionale dei gruppi e comunità RnS. La location ha rappresentato una delle novità di quest’anno,  all’abituale quartiere fieristico di Rimini si è sostituita l’Adriatic Arena di Pesaro,  questo non ha di certo impedito al “padrone di casa” di accogliere la meravigliosa famiglia del Rinnovamento cosi definita da Salvatore Martnez, Presidente Nazionale del Movimento, nei suoi saluti inauguranti l’evento. Sviscerando ruoli e azioni contenuti all’interno della parabola i partecipanti  ricevono gli strumenti per poter uscire ed essere Buoni Samaritani nel mondo.  Per Martinez rivivere questo ruolo rappresenta una sfida per il Rinnovamento,  la chiesa,  le famiglie,  le città,  l’intero paese.  Seguono i saluti del dott. Luca Bartolucci (Ass. al dialogo della città di Pesaro) che definisce il popolo del Rinnovamento come portatore di speranza, entusiasmo, gioia che lascerà un segno alla città. L’Arcivescovo di Pesaro mons. Piero Coccia dà il benvenuto ai presenti esortando all’analisi dei 4 verbi presenti nella Parabola ovvero vedere, avere compassione, prendersi cura, fare lo stesso per poter poi condurre una vita degna  del Buon Samaritano per eccellenza il Signore Gesù, un’esortazione all’apertura di occhi e cuore per dare al fratello quanto noi stessi abbiamo ricevuto, un invito a essere chiesa in uscita impegnata nella contemplazione, comunione e missione. Viene accolta la Parola e un intenso momento di giubilo dà inizio alla Convocazione, forte la necessità di invocare il dono dello Spirito e meravigliosa la Parola con la quale  il Signore risponde (Mt 8, 1-3) ancora giubilo e gioia riconoscendo Gesù come unico Signore e Salvatore il quale continua con le parole di Mic 7, 7 promettendo al Suo popolo di toccarlo ed esaudirlo. Come non chiedere l’intercessione di Maria la Vergine dalle mani alzate  con l’Atto di affidamento a Lei rivolto.

A mons. Francesco Lambiasi il compito di tenere la prima relazione. Egli ritiene cuore pulsante della Parabola la comparsa del Buon Samaritano che pur essendo considerato straniero,  nemico,  si ferma davanti ad un uomo bisognoso, incappato nei  briganti, derubato, ferito, fragile, sofferente, contrariamente al sacerdote e al levita che passano oltre per non contaminarsi , dimenticandosi che il culto a Dio si traduce nel servizio al prossimo. Il vescovo continua con i verbi del Samaritano, ovvero vedere e avere compassione,  come i verbi degli occhi e del cuore, il farsi vicino, fasciare le ferite come i verbi del pronto soccorso delle mani e dei piedi in quanto per amare bisogna sporcarsi le mani,  continua con i verbi della cura “lo caricò sulla cavalcatura, lo portò in albergo e si prese cura di lui”. L’intervento si conclude riflettendo che il problema che gli uomini di oggi hanno non quello di avere un prossimo da amare, ma quello non riuscire  ad amare il prossimo che ha bisogno di essere amato. L’omelia della prima Celebrazione Eucaristica ha visto come protagonisti i giovani,  il Card.  Baldiserri  (Segr. generale del Sinodo dei Vescovi) si rivolge a loro con le parole che Filippo rivolse a Gesù in Gv. 14, 7 “Signore mostraci il Padre e ci basta”. Racconta come il progresso della scienza e del sapere ha indebolito la fede e che la fiducia, non è più così scontata che un cuore buono,  semplice rappresenta l’unica lente che ci fa scorgere in Gesù il Padre. Gesù ha un cuore di papà, è un padre misericordioso con le braccia aperte pronto ad accogliere i propri figli anche quando si allontanano dalla Sua casa. Il Cardinale apprezza il ruolo apostolico  che il Rinnovamento svolge nella Chiesa, a questo pensiero  il presidente Martinez risponde con le parole di S. Giovanni XIII il quale sosteneva “finche sono vivo voglio fare parte di una Chiesa giovane che sia calorifero e non frigorifero” e che i giovani nel Rinnovamento hanno un posto privilegiato. Il giorno successivo vede i presenti coinvolti nella sessione dedicata alla liberazione , entrati nella locanda del Buon Samaritano inni di lode e gioia riconoscono il Suo regno, la Sua potenza e la gloria nei secoli il grido di tutta l’assemblea che ha fede e crede ancor prima di vedere, gli occhi e il cuore sono i protagonisti per riconoscere la presenza del Signore il Quale rivolge ai presenti le Parole contenute in Fil 2, 5-11 il popolo obbedisce e vede i propri occhi aprirsi e come Giobbe ha esclamato “Signore i miei occhi ora ti vedono”.  Le orecchie si aprono all’ascolto di P. Michelini (biblista preside dell’Ist. Teologico di Assisi) che inizia facendo immedesimare i presenti nel ruolo del sacerdote e del levita e come nei loro comportamenti sono espressi alcuni mali che attanagliano la società contemporanea quali indifferenza, l’essere spettatori, la chiusura del cuore che non considera l’altro, un’incitazione a trovare il tempo per fermarsi e non delegare, Gesù ci chiede di fare almeno una cosa anche solo per una persona.  Padre Michelini fa riferimento a due regole per guarire colui che è caduto nelle mani dei briganti,  la prima definita d’argento che rappresenta un buon motivo per soccorrere chi ha bisogno ovvero ciò che non piace a te non farlo all’altro, la seconda trasformata da Gesù in regola d’oro ossia tutto ciò che tu vuoi venga fatto a te fallo al tuo prossimo.  Conclude ricordando che l’incontro con Dio avviene quando meno ce lo aspettiamo, quando non se ne ha voglia, quando non ci si sente in grado di aiutare nessuno, la definisce la logica dell’incarnazione e chiede a Dio di aiutarci a non perdere occasione per amare Lui e il prossimo. Momenti intensi vissuti durante il Roveto Ardente dedicato alla liberazione a guidare sono stati don Fulvio Di Fulvio e don Michele Leone, il tema “Cristo vi ha liberati per la libertà” fiumi di misericordia sono stati riversati e la potente azione dello Spirito ha permesso lo spezzarsi di molte catene e la liberazione di molti cuori resi possibili dalla grazia del costato squarciato di Cristo che ha lavato per sempre ogni peccato, liberato dal dubbio, dai timori, dai risentimenti, infedeltà, tradimenti. Un profondo ringraziamento al Buon Samaritano che ha caricato tutti sulla cavalcatura e condotti alla locanda della Sua misericordia. É l’ora della festa per la grazia ricevuta definendola spettacolare,  infatti sono proprio i personaggi dello spettacolo a testimoniare il tema ti rinnoverà con il Suo amore.  A Paola Rivetta (giornalista e conduttrice Tg 5) il ruolo di moderatrice è ormai assidua la sua presenza alle Convocazioni RnS dopo essere stata conquistata in una di esse  in seguito a invito ricevuto al Family Day del 2007. Il primo ospite a parlare è Mark Yeadon statunitense  la cui missione di buon samaritano si esplica con i più piccoli in condizioni di estrema povertà (2 milioni di bambini in 25 nazioni) subito dopo salgono sul palco Francesca Fialdini (giornalista e conduttrice Rai) e Alessandro Greco (conduttore Rai) duettando il noto canto RnS “Tu sei Santo Tu sei Re” e raccontando come hanno riconosciuto il Signore Re della loro vita, lei dopo un pellegrinaggio a S. Giovanni Rotondo dove affidando la sua famiglia all’intercessione di P. Pio conosce un sacerdote RNS e da allora è stato amore, Alessandro  invece grazie alla sua sposa Beatrice Bocci convertendosi  e sotto l’azione dello Spirito Santo ha guarito le ferite affettive.  Il canto “La mia preghiera elevo a Te” ha aperto l’ultimo giro di domande  sul tema della difficoltà a testimoniare la fede nell’ambito dello spettacolo, la festa si conclude con la preghiera da parte dell’Arena verso gli ospiti affinché continuino la loro opera di evangelizzazione.  É giunta l’ora della Celebrazione Eucaristica le sapienti e chiare parole di mons. Moraglia Patriarca di Venezia e Presidente della Conferenza Episcopale del Triveneto che definisce il tema della Convocazione come lo slancio ad un nuovo progetto di vita ripartendo dall’essenziale ovvero Gesù e il Vangelo. La sua omelia verte sulla figura di Paolo, il suo incontro/scontro con Gesù e su come l’opera dello Spirito Santo lo ha trasformato da persecutore ad evangelizzatore. In Paolo è rappresentato il sacramento della grazia di Cristo, tutto ha origine da Dio e in Dio,  afferma che occorre essere samaritani che si prendono cura degli altri con compassione, in una società come la nostra definita “dell’immagine” urge farsi buoni samaritani, definisce questa parabola come quella in cui è descritta tutta l’opera salvifica (uomo caduto, incontro di salvezza, la locanda-Chiesa) siamo creditori e debitori dell’unico Buon Samaritano.  Mons. Moraglia sprona alla conversione riscoprendo la grazia del battesimo e alla fierezza di appartenere a Dio,  Martinez ringrazia con la bellissima immagine dei tanti sacerdoti impegnati nel sacramento della Riconciliazione riscoprendo la loro grazia sacramentale e sotto la potenza dello Spirito tante anime sono state liberate dal diavolo.  É l’alba di un nuovo giorno il Signore dona la parola contenuta in At 16, 26 tutta l’assemblea loda Dio per il “terremoto” vissuto il giorno prima a conferma di quanto già da Lui compiuto, ancora parole di salvezza in Gv 16, 24b e deposte le richieste sotto la croce il popolo ringrazia nella certezza di  essere esaudito. Uniti in una voce sola “Gerico cadrà” «La luce splende tra le tenebre, ma le tenebre non l’avranno vinta»(Gv1, 5) a seguito della preghiera mattutina l’intervento dello scrittore e predicatore padre Ermes Ronchi con la  relazione  dal contenuto “Gesù è colui che guarisce dalle malattie” una lente sui protagonisti della parabola da lui definita come quella storia in cui è condensato tutto il dramma dell’umanità e la sua soluzione: un sacerdote, uomo di culto, che passa oltre non considerando che dopo quell’uomo non c’è nulla, non scorgendo minimamente tantomeno Dio; il levita assume lo stesso atteggiamento pensando al perché dovrebbe fermarsi proprio lui chiedendo a Dio di intervenire con la Sua onnipotenza, ma nella scena arriva il Samaritano con i suoi verbi, vedere, toccare, fermarsi, i cosiddetti verbi di Gesù con i quali tutte le volte che si commuove tocca e guarisce, “prescrive” di guarire dalla sclerocardia o cardiosclerosi ovvero dalla durezza del cuore causata dalle paure del giudizio, di essere veri e non perfetti, incamminati e non immacolati. Rammenta la straordinaria eredità lasciata da Gesù: “nel Mio nome imporranno le mani e i malati guariranno” ancora un verbo:  tu amerai, fai così e troverai la vita. É ancora Roveto Ardente il Samaritano vivo e presente passa in mezzo alla folla guarendo, salvando e liberando da pratiche occulte, esoterismo, inganni, menzogne e fiumi di misericordia scorrono tra gli spalti, un canto si eleva Tu sei purezza, Tu sei pienezza d’amore, il balsamo della Sua misericordia guarisce dagli spiriti muti che conducono alla morte, relazioni sbagliate, malattie spirituali e corporali. Come non rendere grazie al miglior medico della nostra vita, è proprio sull’amore la  vita fiorisce. Su una chiesa che si fa locanda per la guarigione integrale dell’uomo che si susseguono gli interventi moderati da Lucia Ascione (giornalista e conduttrice TV 2000) inizia a raccontare Luisa Scipionato Nottegar(cofondatrice della comunità Regina Pacis) che con il suo sposo, ormai salito al cielo, hanno dedicato la loro vita a curare malati e lebbrosi in Brasile e che una volta tornati in Italia, a causa della malattia della loro figlia, vendono tutto trascorrendo la vita tra preghiere, accoglienza e servizio ai poveri.  L’esperienza di don V. Sorce fondatore e presidente della “Casa famiglia Rosetta” di Caltanissetta avente l’obiettivo di intervenire in ambito sanitario, psico-sociale, socio-culturale e che dall’incontro con un ragazzo affetto da sclerosi multipla ha scoperto come i malati, i poveri, sono luogo di incontro con Dio e la sofferenza luogo del perdono.  Di grande impatto l’intervento di suor Costanza Galli primario dell’hospice di Livorno la quale rende caldo il tema dell’accompagnamento, sostiene che nel malato che accompagniamo c’è Gesù, che abbiamo la responsabilità di stare accanto a coloro che la società non vuole affiancare in quanto invecchiamento, handicap e malattie sono considerate tabù. Prende in considerazione il tema del legittimare l’eutanasia,  non curanti della dignità che è insita nell’essere figli di Dio e che nessun male ha il potere di sminuire tale dignità, siamo chiamati ad occuparci dei bisogni dell’altro in quanto tutti  pezzi di Dio che camminano sulla terra. A suggellare gli argomenti trattati non sono mancate numerose testimonianze.  Un detenuto arrivato alla Convocazione grazie ad un permesso speciale concesso a Prison fellowship,  il giovane ritrova la propria anima grazie al Progetto Sicomoro una rinascita in quanto si reputava morto nello stesso istante in cui è stato l’artefice della morte di qualcun altro. Lui oggi non teme di perdere la vita a causa della conversione al Cristianesimo in quanto consapevole di non avere una vita più preziosa di colui al quale lui l’ha tolta.  Martinez ringrazia volgendo la sua attenzione al fatto che siamo fatti per la vita e che la vita ha bisogno di fatti, siamo chiamati a rendere il culto spirituale a Dio e che le nostre vite devono salire a Lui come incenso profumato. La sessione pomeridiana si conclude come di consueto con la S. Messa presieduta da mons. Mario Delfini, Arcivescovo di Milano, il quale riconduce all’apostolo Paolo e al suo invito alla conversione dalle vanità al Dio vivente a non pretendere un Dio a disposizione, ma essere a disposizione di Dio e che solo con la docilità allo Spirito tutto ciò è  possibile e che solo Lui abilita l’uomo a compiere le stesse gesta di Cristo trasfigurandoci in Lui. Il grazie all’Arcivescovo si esplica nelle parole del Presidente RnS che sostiene che essere  a disposizione di Dio significa servire i fratelli e che senza uno dei due il servizio è invalidato. Quanta gioia nel cuore in seguito all’invito che Delfini rivolge al Rinnovamento ovvero quello di far danzare il Duomo durante la Novena di Pentecoste, Martinez controbatte con un “SI” che definisce conveniente all’umanità. L’ultima mattinata della 41. ma  Convocazione trascorre  in un clima di ringraziamento a Dio per quello che ha compiuto nelle trascorse giornate.  “Benedetto sei Signore” urla tutta l’arena, un lungo canto in lingue si unisce ai cori celesti che fanno scendere dal cielo ancora benedizioni. Le parole ricordano  che Il Signore verrà presto e che occorre tenere saldo quello che abbiamo, l’invocazione dello Spirito fa spalancare le porte dell’arena uscendo e raggiungendo il mondo intero.  Gesù a questa invocazione risponde con il mandato di custodia gli uni degli altri e circa 10. 000 persone si tengono per mano stringendosi in nodi  d’amore. È 1 Maggio giorno in cui si festeggia S.  Giuseppe lavoratore il Consigliere Spirituale Nazionale sollecita i presenti a vivere come il Santo che si spende per la sua famiglia contribuendo all’opera creatrice di Dio, invita ad uscire dalla routine che ci priva della speranza la via sulla quale il Signore ci aspetta, raccomanda di essere l’oste della locanda che attende di offrire il suo servizio a tutti coloro che entreranno, a “rendere sangue” quella parabola che si conosce solo a parole. Con quanta dolcezza don Guido sostiene tutto il Comitato Nazionale soccorrendo tutti i membri, soccorso che non conosce limiti di età in quanto gli anni per il Buon Samaritano non passano mai.

Usanza è concludere le Convocazioni con le parole di Salvatore Martinez il quale non manca di analizzare il tema “Và e anche tu fai lo così. Il mandato, amare significa servire, amare significa salvare. Un forte richiamo agli uomini e donne del Rinnovamento ad essere samaritani e locandieri nelle vie della storia capaci di servire generosamente e gratuitamente per la salvezza dell’uomo, serve sentirsi responsabili degli altri e del mondo.  Alla grazia non sempre corrisponde il grazie continua il presidente. Il Buon Samaritano non ha bisogno dei ringraziamenti, della ricompensa, lo fa e basta, ricorda che per servire Dio occorre servire l’uomo nel tempio e nel tempo.  Si sofferma un attimo sul ruolo del brigante figura mai trattata in precedenza, ammonendo quei comportamenti che ledono la dignità dell’altro, abbandonandolo o facendo prevalere orgoglio e gelosie per avere la meglio, quando non permettiamo al nostro cuore di convertirsi.  Secondo Martinez il Samaritano esercita due volte il ministero della cura la prima nel prendersi cura direttamente dell’uomo ferito, la seconda affidandolo alle cure del locandiere usando le sue risorse. Un prendersi cura personalmente e comunitariamente. In definitiva, sostiene che più si spende per il regno di Dio e più si riceve invece oggi si assiste alla confisca dei beni spirituali, chi ha talenti non li spende.  É prioritario essere carismatici per strada ovvero nel mondo e nella locanda ovvero nelle comunità non serve farsi domande su colui che incontriamo, va semplicemente invitato alle nozze, non ha senso aver vissuto “momenti di cielo” e starsene fermi davanti allo specchio, occorre fare e rifare, essere quella locanda che non conosce giorno di chiusura .

Appena usciti ci sarà quell’uomo mezzo morto ad attenderci e noi dobbiamo rispondergli: ci penso io a te, lo pago io il conto per te!!!!

Grazia Locantore